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SALUTE e DIAGNOSTICA - DOMANDE & RISPOSTE
Malattie Infettive

Terapia per la malattia da citomegalovirus

Ragazza di 21 anni, presenta un linfonodo laterocervocale molto dolente e infiammato. Ha avuto febbre molto elevata con due episodi confusionali; ha una ves alta ed i valori del citomegalovirus sono molto elevati e tendono a crescere. E' utile una tac con contrasto,terapia antivirale specifica? a quali dosi? con quali associazioni?

La malattia da citomegalovirus, nel soggetto immunocompetente, non richiede di solito particolari trattamenti farmacologici. La terapia di questa patologia si avvale della somministrazione per via venosa di ganciclovir (Cymevene) alla dose di 5 mg/Kg due volte al dì, per due-tre settimane, oppure foscarnet (Foscavir), sempre per via venosa, alla dose di 90 mg/Kg due volte al dì, per due-tre settimane. Esiste un altro antivirale attivo contro il citomegalovirus, il cidofovir (Vistide) utilmente impiegato soltanto nel trattamento della corioretinite causata da questo virus.
Molta attenzione va posta nel formulare diagnosi di infezione acuta: la sierologia, cui si ricorre con maggior frequenza, può incontrare difficoltà interpretative in quanto, negli adulti, è elevata la percentuale di soggetti sieropositivi per anticorpi anticitomegalovirus avendo essi superato l’infezione senza manifestazioni cliniche. La ricerca di detti anticorpi è significativa, in caso di positività, solo se si assiste alla “sieroconversione” o se si osserva un loro incremento di almeno quattro volte rispetto al titolo precedente.
Anche la distinzione fra IgG e IgM non è dirimente ai fini diagnostici. Decisamente più utile la ricerca del DNA virale nei leucociti del sangue periferico o nel liquor in caso di localizzazioni neurologiche. L’isolamento virale, sicuramente il percorso diagnostico migliore, richiede tempi più lunghi e particolari competenze professionali. Una tac con contrasto può forse essere di qualche aiuto se esiste una sintomatologia che autorizzi il sospetto di una compromissione neurologica, ma non trascurerei un approfondimento di ricerca relativamente all’assetto immunitario della Sua paziente: sono gli immunocompromessi gli adulti più frequentemente colpiti da questa infezione.

 

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