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SALUTE e DIAGNOSTICA - ESAMI SPECIALISTICI
Artrite reumatoide: non curata può portare all'invalidità
Sono allo studio nuovi farmaci anti Tnf la proteina responsabile di numerose infiammazioni

AA.VV.

L'artrite reumatoide, malattia autoimmune, è caratterizzata dall'infiammazione cronica e spesso bilaterale delle articolazioni, con gonfiore, dolore, possibile rigidità articolare e, talvolta, distruzione del tessuto osseo con disabilità motoria.
Fortunatamente l'incidenza di questa malattia sulla popolazione mondiale è bassa; può manifestarsi anche in età adolescenziale, ma l'età più colpita è quella compresa tra i 40 e i 60 anni. Le donne si ammalano più facilmente di artrite reumatoide rispetto agli uomini.
Solitamente la malattia evolve in modo preoccupante, anche se si registrano dei rallentamenti; se non viene curata, porta inesorabilmente all'immobilità. Indispensabile è, quindi, la diagnosi precoce seguita da un adeguato trattamento.
Da più di dieci anni i ricercatori sono impegnati nella messa a punto di terapie fermacologiche in grado di modificare i meccanismi patogenetici dell'artrite reumatoide.
Si è capito che una certa proteina, la Tnf, Tumor necrosis factor, svolge un'azione decisiva nei processi infiammatori ed esercita un ruolo chiave nel naturale sistema di difesa del nostro organismo. Un'eccessiva produzione di Tnf è determinante nella patogenesi di molte malattie infiammatorie e in particolare dell'artrite reumatoide.
Nella ricerca farmacolgica, quindi, accanto ai tradizionali anti-infiammatori e analgesici, dominano i farmaci anti-Tnf, ottenuti grazie alle moderne tecniche di biologia molecolare, i quali hanno lo scopo di inibire l'azione del Tnf migliorando così la sintomatologia.
Alcuni studi clinici di portata internazionale hanno dimostrato che gli anti-Tnf rallentano sempre e in qualche caso bloccano lo sviluppo del danno articolare (osseo e cartilagineo) da cui deriva l'invalidità.
Fino a oggi due sono i preparati che hanno dato i risultati migliori: una proteina costruita in laboratorio assemblando frammenti di proteine umane (un inibitore fisiologico del Tnf) e un anticorpo monoclonale misto (in parte umano e in parte di topo) che si è dimostrato capace di neutralizzare il Tnf impedendone l'azione altamente lesiva sulle articolazioni.

 

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