 Con il nome cicatrice si indica il tessuto che riunisce le soluzioni di continuità dei diversi tessuti organici danneggiati da qualunque processo morboso e rappresenta perciò la guarigione anatomica di un episodio patologico tessutale.
Tale processo è sostanzialmente uguale in qualsiasi sede si verifichi, tuttavia il termine cicatrice si riferisce di solito alla riparazione e guarigione di una ferita cutanea.
Il tessuto cicatriziale è formato esclusivamente da tessuto connettivo, per cui presenta struttura e funzione diversa da quello circostante in cui si è verificata la lesione.
Le ferite generalmente guariscono con buone cicatrici quando i loro margini sono spontaneamente vicini e ben "affrontati" anche se non tenuti da punti di sutura. Se invece i margini della ferita sono fra loro discosti, se c’è perdita di sostanze e sviluppo di infezione locale, la guarigione procede attraverso un meccanismo più lento.
Questi due tipi di cicatrizzazione vengono detti rispettivamente cicatrizzazione per prima e per seconda intenzione.
La cicatrizzazione per prima intenzione rappresenta per una ferita l’evenienza più favorevole poiché porta rapidamente alla guarigione e non lascia segni esteticamente deturpanti o lesivi della funzionalità della parte colpita. Fra le labbra della ferita, a contatto una dell’altra, si determina una trasudazione di materiale ematico e linfatico con la costituzione di un sottile strato di fibrina. Alcuni enzimi prodotti dai globuli bianchi distruggono i germi sempre presenti nelle ferite e provvedono alla rimozione di materiali organici diversi. L’epidermide scivola sul nuovo tessuto della cicatrice, ricoprendone e nutrendone la superficie in modo da contribuire alla rapida guarigione della ferita.
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