P.IVA 03966780011
Welcome in CiDiMu Chi Siamo
   
 
 
   
  CIDIMU.IT
  I Nostri Specialisti
  La redazione medica
  Le nostre Brochures
  Gruppi di studio
  Ginecologia
  CCSVI
   
  SALUTE e DIAGNOSTICA
  Specialità
  Glossario Medico
  Domande & Risposte
   
  DOSSIER
  AIDS
  Noi e gli Animali
  Previdenza
  Parliamo di...
   
  CURIOSITÀ
  Medicina & Storia
  Parla l'Esperto
  Senza Camice
  TEST & Salute
 
SALUTE e DIAGNOSTICA - ESAMI SPECIALISTICI
"Noi, medici sfruttatinella totale illegalità"
La denuncia dell'Adimed: "In ospedale siamo ormai dei servi a contratto"

Intervista alla Dr.ssa Paola Mora

I medici ospedalieri lavorano in condizioni di sfruttamento e di totale illegalità. In pieno contrasto con le norme europee, non vengono rispettati i normali turni di lavoro».
La dottoressa Paola Mora, segretario generale dell’Adimed - l’Associazione per la difesa delle professionalità mediche da cui dipende il centro studi torinese Albert Schweitzer - sostiene che «non si può sopportare oltre questa situazione vergognosa». Il giorno dopo la denuncia degli anestesisti sui carichi di lavoro insopportabili, la dottoressa rincara la dose: «Gli straordinari, imposti col ricatto da tutti gli ospedali fino a 500 e più ore annue, non vengono retribuiti perché tutti i medici vengono definiti ad arte “dirigenti”.
E fra i compiti dei dirigenti, dicono i manager, c’è il raggiungimento degli obiettivi imposti, senza limite di orario». «Siamo ormai veri e propri servi a contratto - sbotta la Mora - con pensanti ricadute sull’equilibrio psicologico, familiare e soprattutto lavorativo».

L’errore è in agguato

L’Adimed lancia un allarme concreto: «Una recentissima ricerca dimostra che un medico, rimasto sveglio 24 ore per coprire turni e reperibilità, ha il 30 per cento di probabilità in più di sbagliare il giorno successivo un intervento in laparoscopia: le condizioni di un ubriaco». Per questo, il segretario generale dell’Adimed arriva a dire: «Ha perfettamente ragione la collega che ha scritto il suo sfogo a La Stampa: nel consenso informato che facciamo firmare prima di qualsiasi intervento chirurgico al paziente dovrebbe esser scritto anche da quante ore il chirurgo o l’anestesista non riposano».
Le 38 ore di lavoro settimanale previste dal contratto dei medici lievitano di almeno un terzo.
Continuamente. Lievita l’attività, non la busta paga: «Una dottoressa del Regina Margherita, nel 2006 ha raggiunto le 470 ore di straordinario, nel 2007 ne ha fatte 317. Gliene sono state retribuite, per ogni anno, soltanto 37».
Quanto c’è di fuorilegge in ospedale per non essere costretti a chiudere gli ospedali nell’Italia dal numero chiuso a Medicina? «Alle donne medico - denuncia ancora la dottoressa Mora - vengono imposti, contro la legge, i turni di notte e lo stesso ritmo massacrante viene mantenuto anche quando i figli hanno meno di 3 anni e, sempre per legge, le mamme non dovrebbro lavorare di notte». Ancora: «Lo sfruttamento dei medici ospedalieri passa attraverso “scritture private” con le quali le direzioni ti obbligano a non chiedere conto degli straordinari definendoti “dirigente medico”».

Il ricatto velato

Prendere o lasciare. Sostiene il segretario generale dell’Adimed: «Se ti opponi alle regole dettate dall’ospedale, compresa l’accettazione dei ritmi di lavoro assurdi, sei fuori». Il timore di ritorsioni è continuo.
«Sei fuori oppure ti demansionano», dice Paola Mora. I rompiscatole non piacciono. Neppure se rivendicano diritti legittimi negati. «Non abbiamo ancora gli ultimi dati del Piemonte, ma sappiamo che in Toscana sono stati raggiunti straordinari per 15 milioni di euro mai retribuiti».
Anche sulla reperibilità, l’Associazione per la difesa delle professionalità mediche intende denunciare l’abuso: «Dovrebbero essere al massimo dieci turni al mese, in realtà si arriva a farne anche 14».
C’è sempre più l’ombra del magistrato dietro al lavoro dei medici. «Anche in questo caso - sottolinea la dottoressa Mora - gli ospedali accettano l’illegalità». Un caso frequente: «Secondo il codice penale, il medico dovrebbe interpellare l’autorità giudiziaria e rifiutarsi di operare se la stanchezza lo espone al pericolo di sbagliare. Ma anche in questo caso il timore di ritorsioni lo porta ad accettare il turno imposto, col risultato che se l’errore accade, la sua posizione sarà aggravata dalla “condotta imprudente”».
Ogni lavoratore notturno dovrebbe essere sottoposto periodicamente a controlli. L’Adimed sostiene che ciò non avviene sempre, «anzi, quasi mai». Altra procedura fuorilegge.
La situazione riguarda i medici come gli infermieri, precisa la dottoressa Mora. Il segretario generale dell’Adimed lavora come allergologa al Regina Margherita, «ma questa situazione - puntualizza - non riguarda certo solo il mio ospedale, è un problema generalizzato, della Sanità torinese, piemontese e italiana tutta». «In Francia ci sono 9 infermiere ogni mille persone, in Italia 5. In Inghilterra - commenta - il 40 per cento dei medici è pachistano: presto sarà così anche da noi. In simili condizioni di puro sfruttamento saranno in pochi quelli che accetteranno di subire ancora in silenzio».
Dice la dottoressa Mora: «Un camionista ha un disco che registra i chilometri di viaggio percorsi, e se al controllo della polizia risulta aver superato il tetto massimo di ore sono guai. Un medico può stare in reparto e poi in sala operatoria o in pronto soccorso giorno e notte e nessuno controlla...».

Malati di lavoro

Le condizioni di lavoro insopportabili, lo stress che aumenta, fanno crescere il livello di burn-out, la sindrome che «brucia» i medici, termine utilizzato dagli astronomi per definire una stella che d’improvviso si spegne. «Gli studi compiuti - spiegano all’Adimed - rivelano che la frequenza dei suicidi tra i medici e fra i 28 e i 40 casi su 100 mila dottori, rispetto ai 12 casi su 100 mila del resto della popolazione. Dicono anche che le donne medico subiscono il quadruplo degli aborti spontanei, così come sono quadrupli i tentativi riusciti di togliersi la vita».
Il male oscuro che spegne l’anima dei medici non è più oscuro. Ma le cause rimangono.
«Per troppi anni - conclude la dottoressa Mora - si è sottovalutato l’impatto del carico di emozioni negative che travolgono ogni giorno i medici, servi di turni obbligati più che protagonisti di un lavoro che li appaga».
 

Pagina1 di 1


.......................................................
Questa notizia può essere condivisa via e-mail inserendo l'indirizzo del destinatario e del mittente qui sotto:
Email Mittente