 Sul sito Internet della rivista Nature, una équipe di scienziati anglo-tedeschi ha rivelato di aver scoperto che le scimmie non parlano perché non possiedono "il gene del linguaggio".
In effetti, pur essendo in grado di imparare a comunicare utilizzando il linguaggio gestuale dei sordomuti o altre forme di linguaggio simbolico, e a comprendere circa un centinaio di parole pronunciate dagli esseri umani, le grandi scimmie antropomorfe (gorilla, scimpanzé, orango) non posseggono il dono della parola.
Finora i biologi hanno giustificato questa impossibilità essenzialmente a causa dell’anatomia della laringe, diversa per dimensione e posizione, unico organo adatto a emettere suoni articolati. Per gli studiosi del Wellcome Trust Center for Human Genetics dell’Università di Oxford e dell’Istituto Max Plank di antropologia dell’evoluzione di Leipzing, il motivo è più profondo. Ispirandosi ad un precedente lavoro, pubblicato sempre su Nature nell’ottobre 2001, e i cui risultati avevano permesso di identificare un gene particolare, FOXP2, grazie all’osservazione di persone affette da disturbi nel movimento della lingua e delle labbra con conseguente difficoltà a formare ed emettere parole.
Non si tratta di un vero e proprio "gene della parola", ma più esattamente di questo gene che sarebbe responsabile della produzione di una proteina, indispensabile al funzionamento delle differenti zone del linguaggio. La mancanza di questa proteina provoca nell’uomo difficoltà a separare le parole e a generare spontaneamente la sintassi. Gli studiosi hanno "approfittato" di questa scoperta per cercare questo gene non solo fra le tre grandi scimmie antropomorfe, ma fra i topi e il macaco rhésus.
Nessuna traccia di questo gene mutante, neppure nello scimpanzé, il parente più prossimo dell’uomo, dal quale i nostri progenitori si separarono circa sei milioni di anni fa. Il gene FOXP2 sembra essersi differenziato molto più tardi nella scala evolutiva, circa duecentomila anni fa.
E’ stato dunque questo gene che ha donato all’uomo la parola e la possibilità di elaborare un linguaggio articolato.
Fonte: Le Monde
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