 La Leishmaniosi canina è una malattia zoonosica (trasmissibile dagli animali all'uomo e viceversa) ad andamento prevalentemente cronico, causata da alcuni protozoi del genere Leishmania. Tra gli animali domestici colpisce soprattutto il cane e, attualmente, si presenta in aumento in tutto il mondo.
Nel 1990 l’OMS riportò circa dodici milioni di Leishmaniosi umana nel mondo, in particolare nelle zone equatoriali e subequatoriali, con un incremento intorno a 400.000/1.200.000 nuovi casi all’anno. In Italia i casi di Leishmaniosi umana, negli anni tra il 1994 e il 1999 sono stati circa settecento, di cui centocinquanta fra soggetti HIV positivi.
(In un prossimo articolo si parlerà della trasmissione della malattia dall’animale all’uomo).
Per quanto riguarda la Leishmaniosi canina, la maggior parte dei soggetti colpiti provengono da regioni centro-meridionali in cui è più diffuso il randagismo, la concentrazione di animali infetti e meno frequente il ricorso alla vaccinazione canina.
La trasmissione della malattia non è diretta da cane a cane, ma necessita di un agente vettore: una piccola zanzara, del tipo flebotomo. Anche per questi insetti, come per la zanzara comune, solo le femmine sono ematofaghe, mentre i maschi si nutrono di umori vegetali.
Effettuando un pasto di sangue su un cane malato, il flebotomo ingerisce il parassita il quale, compie al suo interno un breve ciclo di sviluppo. In questo stadio, e solo in questo, se il flebotomo effettua un pasto di sangue (cioè punge) un cane sano, gli trasmette l’infezione.
Nel cane la malattia si manifesta quasi esclusivamente nella forma generalizzata, con sintomatologia molto varia: aumento di volume dei linfonodi, anemia, aumento del volume della milza, dermatite più o meno marcata, forfora biancastra, ulcere cutanee, lesioni oculari, aumento della lunghezza delle unghie (onicogrifosi).
I più colpiti sono i cani adulti (l’età più frequente è tra i quattro e i sette anni), senza distinzione di razza, sesso, lunghezza del pelo, che vivono prevalentemente all’aperto. I cani di piccola e piccolissima taglia, genericamente classificati come "cani di compagnia" e che vivono quasi esclusivamente in casa presentano un’incidenza alla malattia molto più bassa.
Il decorso è generalmente subacuto o cronico e talora asintomatico o con sintomi estremamente vaghi. Certamente è molto importante il grado di compromissione clinica dell’animale, sia dal punto di vista epidemiologico, sia per il corretto approccio terapeutico.
Purtroppo non ci sarà mai la guarigione totale, clinica e parassitaria, neppure quando si parla di evoluzione positiva della malattia. Le terapie adeguate permettono però al cane di passare periodi relativamente lunghi (sette-otto mesi) senza sintomi. Passato questo tempo sarà ora di ricominciare le cure.
Data la gravità della malattia e l’assenza di un vaccino, è estremamente importante impostare delle giuste misure profilattiche adeguate in vari ambiti: risanamento ambientale con misure igieniche generali (raccolta regolare dei rifiuti urbani, manutenzione delle discariche ecc). Lotta al randagismo e disinfestazioni.
Per quanto riguarda il "cane di casa" è bene trattare la cuccia o il canile con insetticidi e fornire il cane di appositi collari che rilascino prodotti a base di piretro.
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