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Metodologia clinica e neuropsicologica

Gruppo di studio dei disturbi della memoria e delle demenze

9/4/2008
Una dissertazione introduttiva sul metodo clinico in neurologia e neuropsicologia in funzione degli scopi che esse si propongono è, a parere di che scrive, irrinunciabile, affinché le indagini siano di qualche utilità per chi vorrà servirsi concretamente delle conoscenze che il gruppo offre.
Di fronte ad un paziente che pone un problema come quello di un disturbo della memoria, anche semplice, oppure dell’attenzione o dell’orientamento spazio-temporale, o altro problema cognitivo e/o di comportamento, secondo quello che Claude Bernard denominava ragionamento sperimentale, questo sollecita nel medico la formulazione di un’ipotesi clinica.
Il clinico di fronte ad un problema, cioè di fronte ad un paziente, in altre parole, si impegna in un lavoro di formulazione e di successive critiche di ipotesi sino a giungere ad una diagnosi che i dati anamnestici, le osservazioni ed i reperti di laboratorio clinici e strumentali,indicano come la più logicamente soddisfacente.
Le osservazioni della semeiotica clinica e le analisi di laboratorio pertanto hanno il ruolo di confutare le congetture che vengono via via formulate, in altri termini spetta al clinico il primato della definizione diagnostica sulla base di teorie e modelli sperimentali acquisiti precedentemente.
Si è discusso fin qui delle basi teoriche del procedimento clinico, ora si cercherà brevemente di delineare come questo si realizzi concretamente nell’incontro con il paziente. Moran Campbell propone di guardare la malattia come segue: una malattia è innanzitutto una sindrome e cioè una costellazione di sintomi e segni clinici. La malattia ha una causa che deve essere ricercata, (infettiva, carenziale, genetica, degenerativa etc..), questa causa produce alterazioni strutturali che a loro volta producono alterazioni funzionali definite, che infine producono la sindrome clinica osservata.
In sintesi è necessario che il clinico utilizzi:

1. l’anamnesi spontanea, ovvero la storia semplice raccontata dal paziente.
2. l’anamnesi mirata, ( insieme delle domande che il clinico pone al paziente sulla base della prima anamnesi).
3. l’esame clinico sia generale che specialistico neurologico, psichiatrico e, per ciò che attiene al lavoro del gruppo ad esami neuropsicologici.
4. le indagini clinico laboratoristiche e strumentali a confermare in prima istanza, o a confutare, l’ipotesi avanzata.

Le scienze neuroradiologiche mediante l’utilizzo di tecniche di imaging cerebrale, sia strutturali che,se necessario, funzionali, (vedi TC, RMN, fMRI, SPECT) permettono di evidenziare la presenza di alterazioni che possono utilmente contribuire a verificare l’ipotesi dedotta.
L’esplorazione dell’attività elettrica cerebrale a partire inizialmente dall’elettroencefalogramma (EEG) di base ed in sonno, e se necessario i potenziali evocati e quelli correlati ad eventi possono portare ad ulteriori conferme.
La valutazione quantitativa dei dati clinici in neuropsicologia, ricavati da una serie di tests che indagano le principali funzioni cognitive come la memoria, l’attenzione, le funzioni esecutive, la capacità di apprendere, l’orientamento etc.., con i loro riflessi sul comportamento del soggetto in esame, relative alle varie dimensioni personali, familiari, lavorative, sociali, etc.., rimane un momento fondamentale ed insostituibile per la definizione di normalità o patologia.
Inoltre il neuropsicologo si propone proprio di ricostruire i fattori che stanno alla base di un comportamento ed infine i dati neuropsicologici sono sempre più spesso usati nelle valutazioni cliniche controllate dell’efficacia di un trattamento, sia esso di tipo psicologico come nella neuroriabilitazione delle varie funzioni sopra espresse, e/o farmacologico.

Tale valutazione si articola su più livelli e ad una prima generale ne seguirà, sulla base delle indicazione da questa fornita e dagli altri dati clinici e strumentali raccolti, una più mirata ricerca per la classificazione del fenomeno clinicamente osservato, onde fornire al paziente ed alla famiglia una diagnosi accurata, una probabile prognosi, e le strategie terapeutiche attualmente disponibili al fine di migliorare la qualità della vita del paziente e dei suoi cari.
 
 
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