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CIDIMU.IT - GRUPPI DI STUDIO |
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Gruppo di studio di Psicologia dell'Età Evolutiva
(Coordinatore: Dott.ssa S. Motta)
La psicologia dell'età evolutiva
Oggetto di studio della psicologia dell'età evolutiva è l'essere umano in via di sviluppo, dal neonato al giovane adulto, passando attraverso le diverse fasi dell'infanzia e dell'adolescenza.
Le attuali prospettive della psicologia dell'età evolutiva prendono origine dalla teoria psicoanalitica di S. Freud, che per primo individuò tre fasi successive dello sviluppo intrapsichico del bambino, la fase orale, anale e fallica, per giungere alla maturazione caratterizzata dalla fase genitale; queste fasi sono legate alle zone del corpo in cui si concentra la libido, la pulsione che suscita desideri di soddisfazione sessuale (successivamente Freud introdurrà anche il concetto di pulsione aggressiva, legata all'istinto di morte, per comprendere i comportamenti di tipo distruttivo). Il corretto superamento delle tre fasi garantisce, secondo Freud, un adeguato sviluppo personale e sociale dell'individuo, mentre la presenza di un conflitto irrisolto tra le diverse istanze psichiche può condurre ad un arresto dello sviluppo pulsionale (fissazione) ad uno dei tre stadi evolutivi o, addirittura, ad una regressione ad uno degli stadi precedenti. In entrambi i casi, le modalità comportamentali del soggetto presenteranno caratteristiche tipiche dello stadio evolutivo raggiunto e si manterranno parziali ed immature. Centrale nel pensiero freudiano risulta quindi il concetto di conflitto, inteso come contrapposizione tra i desideri pulsionali inconsci, contenuti nell'Es, l'introiezione delle norme e dei valori familiari e sociali, contenuti nel Super-io ed il tentativo di mediare tra queste istanze e la realtà esterna, compito dell'Io. La psicopatologia origina dunque, secondo Freud, dalla mancata o inadeguata risoluzione dei conflitti che via via si pongono all'individuo nel corso del suo sviluppo.
I contributi successivi al pensiero freudiano vedono come centrale la figura di M. Klein, allieva di Freud che, attraverso l'osservazione diretta ed il lavoro psicoanalitico con i bambini (suo il merito di avere scoperto il ruolo fondamentale del gioco quale via di accesso per la comprensione dell'inconscio del bambino), elabora una teoria fondata essenzialmente sulla fantasia intrapsichica inconscia, anticipando al primo anno di vita le tappe evolutive classiche previste da Freud. In particolare, la Klein individua due "posizioni" evolutive del lattante, la fase schizoparanoide, caratterizzata dall'alternanza di una condizione assoluta di "buono" o di "cattivo" nel bambino e nel suo oggetto d'amore, la madre, e la fase depressiva, successiva alla prima, nella quale il bambino si rende conto che la madre "buona" e "cattiva" sono in realtà la stessa persona, caratterizzata, così come lui stesso, da entrambe le valenze. Centrale nel contributo della Klein risulta quindi il ruolo della madre, quale primario oggetto d'amore e referente principale del bambino, nonchè figura fondamentale per garantirne un adeguato sviluppo.
Gli sviluppi successivi del pensiero psicoanalitico vedono un'ulteriore accentuazione dell'importanza della figura materna quale caregiver del bambino, mettendo in risalto il contributo fondamentale di un ambiente adeguato per una crescita armonica dell'individuo; l'enfasi tende quindi a spostarsi dal conflitto intrapsichico alla relazione, più o meno adeguata, con l'oggetto d'amore, segnando la base per il successivo sviluppo della teoria delle relazioni oggettuali.
In particolare, D. Winnicott elabora il concetto di madre sufficientemente buona per indicare i requisiti ambientali di base necessari al lattante per crescere normalmente. M. Balint individua e descrive il sentimento di profonda "carenza" (difetto fondamentale), riscontrato in molti suoi pazienti, legato al fallimento della madre nel rispondere ai bisogni primari del bambino. W. Bion definisce la funzione materna quale funzione alfa di accoglimento, decodificazione e restituzione al bambino dei suoi stati d'animo, in modo da renderli a lui stesso comprensibili e gestibili. Contemporaneamente, questi analisti evidenziano nel bambino una tendenza innata, crescendo, verso la realizzazione di sè: in particolare, Winnicott individua il corretto sviluppo nella piena manifestazione del vero Sè, la cui crescita può essere favorita o osteggiata dall'atteggiamento della madre e delle altre figure di accadimento che, in caso di fallimento nel riconoscere i reali bisogni del bambino, possono contribuire allo sviluppo di un falso Sè, costretto ad adattarsi ad un ambiente inidoneo.
I contributi successivi della psicologia dell'età evolutiva nascono principalmente dagli studi sull'osservazione diretta di coppie madre-bambino, sia normali che patologiche (attraverso lo strumento fondamentale dell'infant observation e della child observation) evidenziando diverse fasi di sviluppo nella crescita del bambino. In particolare, M. Mahler individua una prima fase autistica (fino a 2 mesi di vita), seguita da una fase di simbiosi con la madre (da 2 a 6 mesi di vita), per giungere alla terza fase, di separazione-individuazione, che si protrae fino al terzo anno di vita e che consente il raggiungimento del senso dell'individualità e della costanza dell'oggetto (la presenza interna della madre che sostiene e consola anche durante la sua assenza).
Studi ulteriori sui bambini nei primi giorni di vita, in particolare il contributo di D. Stern, sembrano tuttavia evidenziare l'assenza di una fase di ripiegamento autistico nel neonato che, anzi sembra essere consapevole della presenza e delle modalità relazionali del caregiver fin dal primo giorno di vita. In particolare, Stern individua cinque separati sensi di Sè (Sè emergente, Sè nucleare, Sè oggettivo, Sè verbale e Sè narrativo) che emergono successivamente nel corso dello sviluppo (dalla nascita ai 5 anni circa) attraverso la corretta interazione tra il bambino ed il caregiver, in un sistema di comunicazione diadico che produce l'interiorizzazione del Sè-in-relazione-all'oggetto.
L'evoluzione del bambino sembra definirsi, quindi, quale risultato di una sensibile armonia affettiva con la madre, o con chi si prende cura di lui.
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