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Gli aggressivi chimici. Ne parliamo con il Dottor Renato Rittatore
 Abbiamo chiesto al nostro collaboratore, dott. Renato Rittatore, medico chirurgo e laureato in Chimica, di spiegare ai lettori cosa sono gli Aggressivi chimici, più conosciuti con il nome di Armi chimiche.
In questi giorni grevi di preoccupazione e di angoscia per le vicende belliche in Iraq e per le ripercussioni che il conflitto avrà non solo sui già instabili equilibri in Medio Oriente ma anche sulla possibilità di una recrudescenza del terrorismo islamico in Occidente, ritorna purtroppo di attualità l’interrogativo circa il possibile impiego da parte degli Iracheni di aggressivi chimici e/ o biologici (le cosiddette armi di sterminio di massa).
Vediamo brevemente in cosa consistono i primi, in quanto gli aggressivi biologici sono già stati oggetto di una precedente disamina in un articolo sul bioterrorismo.
Lo scopo di un attacco con aggressivi chimici (AC) è quello di produrre un elevato numero di vittime tra le forze avversarie o la stessa popolazione civile sfruttando le caratteristiche di particolari sostanze chimiche che, siano esse allo stato solido, liquido o gassoso, sono in grado di produrre anche in minima quantità danni rilevanti su persone, animali, piante, direttamente o in particolar modo tramite l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno.
Un AC per essere efficace deve pertanto rispondere a una serie di requisiti che vanno dalla sua rapidità e durata d’azione al fatto di essere scarsamente identificabile prima dell’inizio dell’attacco, di avere un’ottima capacità di penetrazione attraverso materiali, indumenti, pelle o di essere inalabile o tale da essere ingerito. Deve inoltre possedere una elevata stabilità alle condizioni atmosferiche e d’impiego e poter essere trasportato e maneggiato con relativa sicurezza. Infine deve esserne possibile la produzione a costi non elevati e possibilmente con materie prime disponibili sul territorio nazionale.
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